Barcellona 2007

Barriò Gotico


Volo diretto da Pescara, un’ora e mezza di pullman da Girona e all’una di notte finalmente a Barcellona.
Secondo le informazioni di Zoila andando a piedi arriviamo al nostro appartamento in 10 minuti.
Dopo un ora di cammino con bagagli al seguito fermiamo un taxi, 5 minuti e siamo davanti alla bella chiesa barocca costruita per la “Virgin de la Mercé”. L’affabile tassista ci spiega che non può andare oltre con l’automobile, bisogna proseguire a piedi fino alla seconda traversa a destra, che incontreremo dopo aver imboccato la stradina di fronte che si inoltra nel barriò gotico. Vedo una luce strana nei suoi occhi, perchè?
Lo capisco dopo pochi passi, la “ciutat vella” mi ingoia. Sono le 2 e mezza, sono troppo stanco per decidere se la sensazione è piacevole o terrorizzante. I visi delle persone che incontriamo non sono rassicuranti, ma nessuno prova ad importunarci.Dopo poche centinaia di metri svoltiamo in Carrer de Milans e alla vista dell’ingresso del nostro appartamento non posso negare un attimo di sgomento.


Penserete che la foto è uscita male, non si vede niente, solo una luce verde e un caos di murales!!! Quello che vedete è lo specchio fedele della realta. Manca solo il gruppetto dei rasta che si dividevano beati gli ultimi grammi di un’erba che doveva essere molto gradevole a giuidicare dalla loro allegria e dagli abbracci che i scambiavano. dopo una ventina di minuti l’assonnata padrona di casa arriva in bici, ci saluta con un allegro “Ola” e ci apre l’improbabile portoncino d’ingresso. Saliamo le scale, strette, ripide e consumate dal tempo, alzo lo sguardo, conto almeno sette piani, per fortuna ci fermiamo al primo. La nostra strega Barcellonese ci introduce con aria soddisfatta nella nostra reggia. Occorrono parecchi secondi per abituarsi all’odore di muffa. L’appartamento. é grande, non aggiungo altro.
Alle tre e mezza finalmente posso buttarmi sul letto e abbandonarmi ad un sonno ristoratore.
Dormo senza interruzioni fino alle nove, i letti sono comodi. Non occorre accendere la luce per vederci, le fessure degli infissi sono talmente numerose ed ampie.
Eppure tutto questo ha qualcosa di familiare, e come se qui ci fossi già stato.
Mi alzo e apro la finestra per far entrare luce ed aria fresca ma, ll vicolo è talmente stretto e tutto quello che entra sono i suoni di Barcellona.

E mi torna in mente un ragazzo ventenne e le sue estati a Napoli con l’amico Domenico.

Improvvisamente mi assale la voglia di scendere in strada, in cucina non c’è la dolce zia Nilde e neanche la colazione fatta di latte e sfogliatelle napoletane e non c’è neanche Domenico perso di vista da quasi un ventennio Appena torno cerco di rintracciarlo, si dice sempre cosi quando ti assale la nostalgia, poi la vita riprende il suo corso e dimentichi i buoni propositi.

Invece l’atmosfera è simile a quella della Napoli di venti anni fa, a quella vera, quella dei napoletani. Una ragnatela di stradine e una miriade di botteghe dove trovi di tutto, negozi di tatoo e artigianato etnico, resto incollato 10 minuti davanti alle vetrine di un negozio rasta, e Prosciutti appesi dappertutto, rami di peperoncino, verdura, frutti lussureggianti e profumo di pomodoro fresco ed aglio e sorrisi e “ola” e turisti col naso in su affascinati dalle guglie della Cattedrale di Sant’Elia, patrona di Barcellona. Sto camminando da un bel pò, non riesco più ad orizzontarmi in questo labirinto, forse e meglio che chiedo e mentre lo penso mi ritrovo sotto casa.

Gli altri sono pronti, adesso comincia la visita ufficiale della città.
Ma questa è un’altra storia, ve la racconterò in seguito.

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