Persico trota o black bass (Micropterus salmoides)

Persico_trota_1377086197Ordine:

Perciformi

Famiglia:

Centrarchidaeae

 

 Regolamentazione:

Misura minima 20 cm.

Divieto di pesca dal 25/04 al 31/05

Morfologia:

Il persico trota deve il suo nome inglese black bass alla somiglianza con la spigola (sea bass) della forma del corpo, che però in M. salmoides è più tozzo. Il corpo ha forma ovale ed è piuttosto robusto, poco compresso lateralmente. la bocca è molto grande (l’osso mascellare supera largamente l’occhio), obliqua, armata di piccoli denti molto numerosi. La mascella inferiore è leggermente sporgente. La pinna dorsale è unica, con la parte anteriore a raggi spiniformi e la posteriore, più alta, a raggi molli. Tra la parte a raggi spinosi e quella a raggi molli c’è un’intaccatura che può dare l’impressione che le dorsali siano due. La pinna anale ha 3 raggi spinosi e il resto molli. La pinna caudale è ampia e ha una modesta incisione centrale, i due lobi sono arrotondati. Il colore di fondo del corpo è variabile secondo le caratteristiche dell’habitat, generalmente è di un verdastro piuttosto scuro sul dorso che schiarisce sui fianchi e vira sul biancastro o il giallo sul ventre. Tutto il corpo è cosparso di macchiette scure di numero, forma e dimensioni molto variabili. È sempre presente una fascia longitudinale scura, spesso poco vistosa nei grandi esemplari ma molto definita nei giovani, in cui spesso si suddivide in una serie di macchie nere allineate. Negli adulti sono quasi sempre presenti tre sottili fasce scure radiali che partono dall’occhio e raggiungono il bordo dell’opercolo. Pinne verdastre senza ornamentazioni di sorta

Taglia:

La misura massima nota è di 97 cm per oltre 10 kg, la misura comune degli adulti è attorno ai 40 cm.

Distribuzione:

Il persico trota è originario di un ampio areale in America settentrionale dai Grandi laghi  alla Florida e al Texas fino al nord del Messico, compreso l’intero bacino idrografico del Missisipi-Missouri. In Europa è stato introdotto a partire dal 1883 in quasi tutti i paesi ma si è rapidamente estinto nel Regno Unito, in Germania, in Polonia e nei Paesi Bassi mentre è diffusissimo nelle zone meridionali e mediterranee come Italia, Spagna, Portogallo, sud della Francia e Balcani. È presente anche nel bacino del Danubio, negli affluenti sloveni. In Italia è stato introdotto ai primi del ‘900 nei laghi di Monate e di Comabbio (anticamente noto come “lago di Varano”) in Brianza da dove si è diffuso in tutto il paese anche se nelle regioni meridionali e insulari la sua presenza è meno frequente che al centro-nord.

Habitat:

E’ una specie tipica delle acque ferme o a corrente debole, si incontra nei laghi, nei canali, negli stagni, nei bacini artificiali, nelle lanche e nel tratto basso dei fiumi. Nei laghi le zone preferite sono le acque basse e ricche di vegetazione lungo le rive, i canneti e le aree ricche di ninfee. Popola soprattutto zone a fondo sabbioso o fangoso ricche di vegetazione. Sopporta una salinità fino al 13‰.

Comportamento:

Migrazioni stagionali

Il mutamento delle stagioni portano il black bass a diversi livelli di profondità, cambiando le postazioni di caccia e modificando le abitudini alimentari. In base alle condizioni climatiche il persico trota può agire in superficie, a mezz’acqua o sul fondale, scendendo in inverno nelle buche più profonde, dove l’acqua è meno fredda che in superficie, per risalire durante il periodo primaverile quando la temperatura inizia ad attestarsi intorno a valori di 13-15 gradi. Inizia così una lenta ascesa verso le zone più superficiali, fino a raggiungere gli appostamenti del sottoriva che manterrà per tutta l’estate, periodo che, fino all’inizio dell’autunno, coincide con la massima attività biologica del pesce. Poi si ripeterà il ciclo, con la lenta discesa verso le profondità di laghi e fiumi dove il bass rallenterà la propria attività metabolica per prepararsi a trascorrere l’inverno.

Posizioni di caccia

Le posizioni predilette nel periodo di massima attività, cioè dalla primavera all’autunno, sono tutte quelle zone, a maggiore o minore distanza da riva, dove la presenza di vegetazione o altri ostacoli fornisca al pesce buoni nascondigli da cui tendere agguati ( pontili e relitti affondati o parzialmente affondati, foglie di ninfee, alberi e ramaglie affioranti o sommersi, legnaie e rocce, canneti e vegetazione acquatica e di riva in genere ed infine costoni rocciosi, specialmente se frastagliati e con cavità).

Inoltre bisogna anche tenere conto del fatto che è un predatore, quindi i posti ricchi di pesce foraggio sono ottimi spot di pesca.

Alimentazione:

I giovani black bass, dai cinque centimetri in su, stanno di solito in mezzo alla vegetazione del sottoriva dove si nutrono di piccoli vertebrati, pesciolini, girini, anfibi, serpentelli d’acqua, crostacei, insetti e larve, mentre gli adulti nuotano in acque più fonde e la loro dieta è costituita principalmente da crostacei d’acqua dolce, pesci, rane, piccoli mammiferi, invertebrati in genere e grossi insetti.

Riproduzione:

Se la specie sa cavarsela così bene è anche grazie al fatto che i black bass sono dei genitori modello e riservano alla prole molte di quelle attenzioni che gli studiosi definiscono “cure parentali”. A primavera, solitamente durante i mesi di maggio e giugno a seconda delle condizioni climatiche, quando la temperatura dell’acqua raggiunge approssimativamente i 20°C, il maschio si prepara un nido con del materiale vegetale per permettere alla femmina, quasi sempre riconoscibile per la taglia maggiore, di deporre poche migliaia di uova. Dopo averle fecondate, il maschio resta a sorvegliare le uova fin dopo la schiusa e oltre, ai primi stadi degli avannotti. Questo comportamento assicura alla specie un grandissimo successo riproduttivo e, tutto sommato, una bassa mortalità giovanile rispetto ad altri pesci.

Pesca:

Il persico trota, semplicemente il “ black “ per gli appassionati, è una delle prede più divertenti da incontrare. Vorace e curioso, è attivo a partire da 17/18 gradi e da metà aprile a ottobre inoltrato. Dall’alba al tramonto e tranne le ore più calde, si avventa su qualunque esca si muova. La tecnica che più si addice per questo pesce è lo spinning, con esche in gomma, rotanti e minnow, dai 5 ai 10 cm, tutti efficaci, qualcuno meglio o qualcuno peggio a seconda del posto, del periodo e delle circostanze. Le canne da pesca non richiedono grande potenza, anzi, è bene che riescano a lanciare anche leggeri artificiali in gomma. Il mulinello deve avere una dimensione intorno al 3000, e va imbobinato con lenze sullo 0,18. Gli artificiali vanno fatti funzionare soprattutto vicino a piante, rocce o punti di riferimento sommersi, dove il pesce può essere in caccia, fate sempre attenzione durante il recupero, perché il black bass può anche emergere di colpo negli ultimi metri e cogliervi impreparati.

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Carassio (carassius carassius)

car_01Il carassio è un ciprinide molto simile alla carpa, da cui si distingue subito per l’assenza di barbigli vicino la bocca, inoltre non raggiunge le dimensioni della carpa ed ha un aspetto più rotondo, con la pinna dorsale più corta. La colorazione è molto diversa a seconda dell’ambiente in cui gli individui vivono, si passa da una colorazione bronzea con sfumature oro al grigio acciaio, il ventre in genere è bianco. Questo pesce è allevato e diffuso per scopi ornamentali, venendo immessa in acquari e specchi d’acqua decorativi.

Dove Vive

Questa specie è diffusa pressappoco ovunque, in laghi, stagni e zone lente dei fiumi, tollera condizioni ambientali molto difficili, rinvenendosi in acque stagnanti nelle quali l’ossigeno scende al di sotto di 1 mg per litro e la torbidità è elevatissima. Il carassio vive principalmente in branchi e vive il periodo invernale nel fondo quasi senza muoversi, infatti é un pesce che si pesca prevalentemente nei periodi caldi, quindi primavera, autunno ed estate.

Cosa Mangia

Si alimenta di larve, vermi e cibo vegetale che trova sul fondo, ma può anche salire più in superficie per nutrirsi. Le sue dimensioni massime toccano i 40 cm. in lunghezza ed un paio di chili in peso.

Riproduzione

Il carassio va in frega da maggio fino a giugno. Occasionalmente il periodo della riproduzione può protrarsi fino a luglio inoltrato. La riproduzione ha luogo a temperature dell’acqua non inferiori a 18°C. Ogni femmina depone sulla vegetazione acquatica parecchie migliaia di uova. Queste sono dorate e misurano da 1,4 a 1,7 mm di diametro. Sono adesive ed aderiscono al substrato, la schiusa avviene dopo 5 – 10 giorni.

Pesca al Carassio

Il carassio é un pesce molto pescato nelle nostre acque, anche perché non é un pesce malizioso ed é facile da catturare, il carassio abbocca molto velocemente infatti molti pescatori non amano questo pesce perché quando é presente impedisce al pescatore di catturare pesci come la carpa o la tinca.

Pesca del carassio con il galleggiante

La pesca piú semplice e piú utilizzata per il carassio, si pesca sia sul fondo che a mezz´acqua si puó utilizzare un galleggiante da 1 gr a 3gr con girella, torpilla e finale dello 0,10 – 0,12 con un amo del 16 o 18 vista la sua piccola dimensione media non si ha bisogno di una grande resistenza della lenza ed anche perché il carassoi non é un pesce molto combattivo come la carpa quindi il suo recupero dopo averlo allamato non é molto lungo e combattivo.

Il carassio si puó pescare anche a fondo o a ledgering.

Le esche per pescare il carassio

Per la pesca al carassio possiamo utilizzare i bigattini che sono l´esca principe per questa tipologia di pesce e vista anche la piccola bocca del carassio i bigattini sono ritenuti l´esca piú adatta.

Oltre al bigattino si possono utilizzare anche i vermi di terra, i classici lombrichi o le paste, i farinacei sono molto utilizzati per il carassio che ne vá ghiotto, si preparano facendo delle piccole palline anche con la pastura utilizzata per richiamarlo si mette sull´amo con molla in modo tale che lanciando con la canna da pesca non si stacchi dalla lenza.

Ricordate di ferrare con sicurezza quando utilizzate la pallina di pastura come esca, visto che in questo caso l´amo é completamente ricoperto dalla pasta dobbiamo ferrare forte per poter allamare il carassio dopo che abbia abboccato.

Alborella (alburnus arborella)

a_albidusFamiglia

Cyprinidae

Ordine

Cypriniormes

 

Regolamentazione

La pesca dell’alborella meridionale (Alburnus albidus) è sempre vietata.

Questa specie differisce dall’alborella comune per il muso più arrotondato, la mandibola quasi per nulla prominente, la bocca molto meno obliqua. La livrea ha colore bluastro metallico, scuro sul dorso e nella metà superiore dei fianchi, bianco-argenteo nella metà inferiore e sul ventre. L’occhio è giallastro, le pinne sono grigie.

Morfologia

  • Forma allungata e compressa lateralmente
  • Colorazione verde con riflessi argentei
  • Bocca leggermente rivolta verso l’alto

L’alborella è pesce teleosteo, della famiglia dei ciprinidi, ha colore tendente all’olivastro sul dorso, bianco argenteo sul ventre. Il suo corpo, slanciato e alquanto compresso, ha una lunghezza media fra i 10 e i 15 cm. con pinna anale che parte al di sotto dei raggi della pinna dorsale. Le sue esili squame, facilmente staccabili, trovano impiego nella preparazione dell’essenza d’oriente, utilizzata nella fabbricazione delle perle artificiali.

Distribuzione

Corsi d’acqua e bacini lacustri di piccole e grandi dimensioni su tutto il territorio italiano; manca nelle isole. In Abruzzo è specie immessa da una ventina di anni, e sembra aver attecchito molto bene nel nostro ecosistema.

Comportamento

Vive in branchi numerosi, prevalentemente nella zona superficiale dell’acqua.

Alimentazione

Onnivora, si nutre in preferenza di piccoli invertebrati, vegetazione acquatica, larve d’insetti, insetti adulti, detrito vegetale.

Riproduzione

La maturazione sessuale delle alborelle si ha nel secondo anno di vita e la riproduzione avviene nel periodo estivo, fra giugno ed agosto, con la deposizione delle uova in acque basse, tra la vegetazione acquatica.

Pesca

L’alborella è un pesce tutt’altro che difficile da pescare. Nel periodo dalla primavera all’estate, l’alborella è attiva, e si avventa su ogni tipo di esca naturale, compresa la pastura. A volte i branchi di questo pesce sono una presenza infestante, e disturbano l’azione di pesca sminuzzando continuamente l’esca.

Tinca (Tinca Tinca)

Tinca1

Ordine: Cipriniformi

Famiglia: Ciprinidi

 

 

 

Regolamentazione:

Misura minima 20 cm.

Divieto di pesca 01/06 – 01/07

Morfologia:

La forma del corpo è massiccia e lievemente compressa lateralmente nella parte posteriore; presenta una squamatura piccola ed una superficie corporea ricoperta di muco, bocca terminale con labbra carnose dotate di due barbigli. Ha brevi pinne arrotondate, pinna caudale priva di concavità ed una grande coda con margine posteriore quasi rettilineo. La colorazione della livrea è verde, più scura sul dorso e gialla-arancio sul ventre.

Taglia:

Mediamente la lunghezza è compresa tra i 25 ed i 30 cm, raramente raggiunge e supera i 50 cm; il peso medio si aggira intorno ai 2 Kg e può raggiungere al massimo i 4 Kg.

Distribuzione:

È diffusa in tutte le acque dolci europee a corso lento: laghi, fiumi, stagni, canali. Negli ultimi anni in Italia la specie ha avuto una riduzione nel numero di esemplari in concomitanza alla diffusione di specie alloctone quali il pesce gatto ed il il carassio.

Habitat:

La tinca predilige le acque ferme o a corso lento, con fondali molli e con temperature estive piuttosto alte. La specie popola stagni, paludi, fossati, laghi e fiumi. Si spinge talvolta in acque di risorgiva e si trova acclimatata anche in laghi di aree collinari o montane. Le fosse strette e profonde sono assai gradite alla tinca, che si trattiene ai bordi di canneti e nelle aree dalla vegetazione particolarmente ricca. E’ un pesce che presenta una spiccata resistenza agli sbalzi termici e alle carenze d’ossigeno in acqua. Resiste per lunghi periodi all’asciutto ed ha la capacità di sopravvivere in ambienti in cui altri pesci non possono resistere.

Comportamento:

La tinca è un pesce gregario che vive in piccoli branchi. Si tratta di una specie stanziale che non ama vagare ed effettua rari spostamenti, senza allontanarsi molto dal suo territorio abituale. I periodi di più elevata attività coincidono con le ore crepuscolari e notturne. Nei lunghi periodi di inattività rimane affossata nel limo del fondo. Ciò avviene specialmente nel periodo invernale, quando le tinche si affondano nella melma in uno stato di quasi assoluto letargo.

Alimentazione:

La tinca si ciba sempre e solo sul fondo, anche durante la condizione di avannotto. La dieta è onnivora e comprende alghe, macrofite acquatiche, molluschi, crostacei, molluschi, larve di insetti acquatici ed altre sostanze di origine vegetale. Ama le lumache in modo particolare. Per nutrirsi la tinca preleva il limo separando la sostanza terrosa, che scarta, da quella organica.

Riproduzione:

La maturità sessuale si compie normalmente a 2 anni nei maschi, ed a 3-4 anni nelle femmine. La frega avviene dalla tarda primavera a metà estate e talvolta si prolunga fino ad agosto. Nel periodo della riproduzione scende in acque basse, e la femmina, seguita da due o più maschi, rilascia le uova che aderiscono alla vegetazione. Una femmina di medie dimensioni depone all’incirca 300 mila uova, per cui la tinca può essere considerata un pesce assai prolifico. La schiusa avviene dopo 4-8 giorni. Alla nascita i piccoli esemplari rimangono attaccati alla vegetazione per 10 giorni circa, fino al riassorbimento del sacco vitellino; nei primi mesi permangono a media profondità e solo in seguito le giovani tinche acquistano definitivamente l’attitudine alla vita sul fondo.

Pesca:

È un pesce dalle carni molto gradite, ricercato dai pescatori sportivi e non, oggetto anche di allevamento. Essendo onnivora la tinca può abboccare a larve come bigattini, caster, oppure ad esche vegetali come il mais, ma anche alla classica coppia di lombrichi. La tinca va cercata soprattutto a fondo, viste le sue abitudini, con tecniche come la pesca a fondo ed il ledgering, con l’aiuto del pasturatore. La tinca, essendo un ciprinide, può essere più facilmente attirata se facciamo uso di richiami aromatici, come pasture e sfarinati.

Barbo (barbus barbus)

barboFamiglia:

Ciprinidi

Ordine:

Cipriniformi

 

 

Regolamentazione:

Vietata la pesca al Barbo comune;

Misura minica 18 cm.

Periodo di divieto di pesca 01/05 – 31/07

Morfologia:

La sua struttura è tipica dei pesci di fondo della famiglia dei Ciprinidi con dimensioni medie. Presenta un corpo affusolato ed allungato, con ventre rettilineo ed il dorso molto incurvato, la testa è grande e termina con una protuberanza carnosa “naso”. La bocca è in posizione ventrale, le labbra sono carnose con accanto due paia di barbigli per lato, da cui prende il nome la specie e, che utilizza come organi sensoriali per procurarsi il cibo. Gli occhi sono piccoli. Sul corpo ha scaglie di medie dimensioni, mentre la livrea fulva si presenta di colore bianco-gialla sul ventre, a volte con piccole macchie nere. Le pinne inferiori sono di colore bianco-arancioni, quelle dorsali, invece, di colore grigio scuro sempre con piccole macchie nere. Mostra una caudale ampia e biforcuta con riflessi rossastri.

Taglia:

In alcuni casi particolari può raggiungere i 60 cm di lunghezza con un peso di 4 kg ma, le misure medie del pesce adulto sono di norma circa 30 cm di lunghezza e 2 kg di peso.

Distribuzione:

Vive praticamente appiccicato al letto dei fiumi e torrenti, che tasta con le pinne, preferendo fondali di ghiaia e pietrisco, con acque pulite e correnti. E’ diffuso  in quasi tutti i fiumi e torrenti dell’Italia settentrionale. Una conseguenza delle immissioni ha portato il pesce ad essere presente anche in Italia centrale e meridionale, ed assente nelle isole.

Comportamento:

Questa specie è gregaria ma, una volta raggiunte le maggiori dimensioni tende ad isolarsi. Nel periodo invernale diminuisce la propria attività, tanto da trascorrere i periodi più freddi in semi-letargo, nascondendosi sul fondo.

Alimentazione:

Si nutre quasi esclusivamente di invertebrati come anellidi, alghe, larve di insetti, molluschi e pesci piccoli, ricercandoli fra gli anfratti del fondo.

Riproduzione:

La loro maturità sessuale viene raggiunta ad un età che va da 2-4 anni per i maschi e 4-5 anni per le femmine. Il periodo della riproduzione si manifesta in tarda primavera o agli inizi dell’estate. Le uova vengono depositate sui fondali fra le rocce al centro delle correnti. Ha un periodo riproduttivo, in base alle condizioni ambientali, che si protrae da aprile a giugno. Le uova, di cui ne vengono espulse centinaia, presentano un diametro di 1,5-2 mm e vengono deposte fra sabbia e ghiaia lungo i corsi d’acqua, schiudendosi entro 10-15 giorni.

Pesca al Barbo

Il barbo si può pescare sia con la passata che a fondo, usando come esca vermi o larve, fatti lavorare a stretto contatto del fondale, che il barbo non abbandona mai. Il barbo una volta allamato è molto combattivo, si riconosce subito perché neanche durante la lotta si stacca dal letto del fiume, per gli esemplari più grandi ci vuole quindi un po’ di attenzione da parte del pescatore, perché il pesce sfrutta la corrente per aumentare la resistenza, e può anche provocare la rottura del terminale.

La pesca a striscio

Questa tecnica di pesca sfrutta l’istinto alla caccia del pesce, usando esche naturali come gatoss, portasassi, e verdine, di cui lo stesso barbo ne va a caccia scandagliando tutto il fondo, ma è possibile usarne anche altre come il bigattino (la più utilizzata), lombrichi, pane e molti diversi tipi di esca, visto che si tratta di una specie onnivora. L’azione di pesca è quella di lanciare e recuperare nuovamente l’esca, cercando di gestire il comportamento con la canna ed il mulinello, considerando le profondità.

La pesca a fondo

Il nylon usato per la pesca a fondo è lo 0.25. Vi si deve inserire un piombo scorrevole di 15 o 20 grammi e un tubicino di gomma di 2 centimetri. All’altro capo, c’è una girella cui è legato un terminale dello 0.18, lungo 30-40 centimetri, che porta l’amo e l’esca. In alternativa, si potrà usare una lenza madre dello 0.25 e una saponetta di piombo da 25-30 grammi, secondo la forza della corrente. Il terminale dello 020 è lungo 50 centimetri, e porta due braccioli di nylon dello 0.18 distanziati di mezzo metro, lunghi 7 centimetri, armati d’ami del 10. Il terminale finisce con un amo del 9. La canna è quella tipica da lancio. Il terminale di questa montatura può anche essere in nylon dello 0.20, lungo 80 centimetri, con a metà un bracciolo a bandiera di 35 cm armato di un amo dell’8 o del 10 e terminante con un piombo a oliva.

Le esche maggiormente usate sono:

  • Le verdine: si trovano l’estate sotto i sassi. Si debbono usare su ami di 12-15.
  • I portasassi e portalegni: si trovano anch’essi sotto i sassi, ma in corrente. Si debbono usare ami di 10-14.
  • La gatossa: si trova sotto le foglie morte che marciscono nei pressi della riva. Si debbono usare ami del 10-14.
  • Il lombrico di fango: si trovano nel fango sulle rive dei fiumi o torrenti. Si debbono usare ami del 8-12.

Un’altra montatura interessante è la camolera, un terminale di lenza lungo un metro e mezzo formato da tre pezzi di filo di nylon dello 0.22. I pezzi sono uniti tra loro con nodi scorrevoli e collegati alla lenza madre. Il nylon è dello 0.25, con una girella che termina con un’altra girella a moschettone a cui è agganciata una ballerina di peso proporzionato alla forza della corrente. Lungo questo terminale, pendono, inseriti tra i nodi scorrevoli, i pezzi che lo compongono, distanziati di 20 centimetri l’uno dall’altro: i tre braccioli di nylon dello 0.22 lunghi cinque centimetri, armati ciascuno di una camola artificiale classica di vari colori, come il giallo, il verdino e il rosso carico.

 

L’azione di pesca consiste in tre operazioni:

  • Lanciare la lenza lontano, a monte.
  • Lasciarla sprofondare
  • Lasciare il filo col mulinello, facendo in modo che la lenza sia sempre in tensione.Quando la camolera è stata trascinata fino al punto in cui ci troviamo, si ripete il lancio verso valle e s’inizia il recupero. L’abboccata è segnalata da alcuni scuotimenti della lenza che si trasmettono alla canna.

La pesca con galleggiante scorrevole

Il galleggiante deve essere affusolato e molto sensibile, e deve portare una piombatura non pesante. I piombi saranno raggruppati in 30-50 centimetri del terminale di lenza, in modo che soltanto uno – distanziato dagli altri di 30 centimetri – rasenti il fondo. La lenza madre è di nylon dello 0.16-0.18. Il terminale, lungo due metri (ma la lunghezza varia a seconda della profondità), è dello 0.14.Gli ami vanno dal 10 al 15, forgiati, bronzati o storti. Per quanto riguarda le esche, si possono usare le stesse della pesca a fondo.

Cavedano (leuciscus cephalus cabeda)

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Famiglia:

Ciprinidi

Ordine:

Cipriniformi

Regolamentazione:

Misura minima 18 cm.

Periodo di divieto 15/04 – 15/05

Morfologia:

Il cavedano ha un corpo slanciato a sezione ovoidale con dorso grigio bluastro o verdastro, i fianchi di tonalità argentea, pinne grigiastre e ventre bianco. Presenta squame punteggiate di nero ai margini, di dimensioni abbastanza grandi. Le pinne sono di color grigio scuro e la caudale è bilobata. Possiede una bocca terminale ed ampia priva di barbigli.

Taglia:

La lunghezza massima che può raggiungere un cavedano è pari a circa 50 – 55 centimetri, mentre il peso difficilmente supera i 2 chilogrammi, in casi eccezionali può raggiungere anche i 3 Kg e i 65cm di lunghezza

Distribuzione:

Largamente diffuso in Europa con numerose sottospecie, la più nota delle quali nei nostri fiumi è la “cabeda“, è uno dei pesci più noti ed abbondanti. Vive prevalentemente nelle acque di collina e di pianura, specie in quelle con corrente sostenuta. Ha una spiccata capacità di resistenza all’inquinamento.

Il Cavedano è presente nel nostro paese nelle acque del Nord, del Centro ed anche quelle del Sud, dove si spinge fino al fiume Crati (Calabria). Da poco tempo è stata scoperta l’esistenza nell’Italia centrale di una specie molto simile al Cavedano, finora erroneamente scambiata per lo stesso pesce: il suo nome è Cavedano etrusco (Leuciscus lucumonis Bianco), le cui caratteristiche sono al momento ancora poco note.

Comportamento:

E’ una specie reofila, che colonizza le acque dei corsi di media e fondo valle con fondali ghiaiosi, dove condivide l’habitat con il barbo e con la lasca. La sua duttilità fa sì che la si rinvenga anche nella parte terminale dei fiumi e nelle acque ferme dei laghi e dei canali. I giovani formano branchi di decine di soggetti, mentre gli individui adulti sono solitamente solitari. Dall’inizio dei primi freddi fino a primavera, i cavedani rimangono sul fondo e sono attivi solo nelle ore centrali della giornata, normalmente dalle 11 del mattino fino alle 15 del pomeriggio.

Alimentazione:

Si tratta di una specie onnivora, che si ciba principalmente di invertebrati acquatici, pesci e loro uova, insetti, vegetali, piccoli anfibi, girini e tritoni, materiali organici di ogni tipo. Gli esemplari giovani si nutrono di organismi planctonici, crostacei, alghe filamentose, insetti e loro larve, girini, semi e molluschi.

Riproduzione:

Il cavedano raggiunge la maturità sessuale in un’età che va dai due ai quattro anni: i soggetti di sesso maschile maturano prima di quelli di sesso femminile. La frega avviene in un periodo compreso tra aprile e luglio, in base all’habitat in cui la specie si trova a vivere. La deposizione delle uova avviene nel corso della notte in acque basse e su fondali ghiaiosi. Le uova hanno proprietà adesive e sono di un diametro di circa 1,5-2 mm; esse vengono deposte sulla vegetazione nei pressi della riva, ma occasionalmente anche su sabbia, pietre e ghiaia. Le femmine sono in grado di deporre anche l’incredibile numero di 50.000 uova per un peso totale di circa un chilogrammo. Le uova si schiudono dopo circa 10-12 giorni. Gli avannotti misurano circa 4 mm alla schiusa.

Pesca:

Il cavedano si può pescare soprattutto nei mesi caldi, abbocca tranquillamente ad ogni tipo di esca naturale. Nei fiumi la tecnica principe è la passata, con galleggianti di bassa grammatura che trasportano l’esca seguendo la corrente. Occorrono canne sufficientemente lunghe per controllare e guidare lo scorrimento del galleggiante, ma anche molto leggere per non stancare le braccia. Montatura con lenza intorno allo 0,18, terminali tra lo 0,12 e lo 0,14 che devono sfiorare il fondo e ami intorno al 10. Le esche più comuni da usare sono bigattini, chicchi di mais, lombrichi, ma si può anche provare con frutta di stagione come ciliegie, uva o sambuco. Nei mesi estivi i cavedani sono aggressivi verso gli artificiali e si avventano anche molto facilmente su rotanti argentati e piccoli minnow.

Pesca a passata

Se vogliamo insidiare il cavedano possiamo farlo con una bella bolognese o canna fissa e pescare a passata, in zone di fiume dove la corrente sia moderata e sia presente questa specie di pesce.

Come montatura si utilizza un galleggiante che può andare da un minimo di 1 gr ad un massimo di 4 o 5 gr a seconda della forza della corrente, più la corrente è forte più utilizzeremo un galleggiante grande.

Utilizzeremo un monofilo dello 0,16-0,18 sul mulinello e monteremo un finale che và dallo 0,12 allo 0,08, sempre in base alla grandezza dei cavedani presenti ed alla forza della corrente, perchè dovete sapere che il cavedano è un pesce molto furbo, quindi se la corrente è medio forte la sua attenzione sarà bassa, mentre con la presenza di corrente debole dovremo utilizzare una montatura molto leggera, questo pesce èe veramente furbo, quindi mi raccomando state attenti nell’ utilizzare una montatura molto leggera.

Per quanto riguarda i piombini , anche qui dovremo montarli a seconda della corrente, se la corrente e medio forte dovremo montare i pallini dal più piccolo al più grande , praticamente il più grande sarà  il più vicino all’ amo, e bisognerà lasciare almeno 30 – 40 cm di finale libero senza piombini, mentre se la corrente è poca o addirittura inesistente allora potremo montare i pallini dal più grande al più piccolo con direzione verso l’ amo.

Per l’ amo sicuramente la scelta dipende molto dal tipo di esca che utilizzeremo, se stiamo pescando con il bigattino possiamo montare un amo che và dal 18 al 22 mentre se peschiamo con una frutta o con il pane possiamo montare un amo un pò più grande come un 16.

Pesca con roubasienne

Un’altra tecnica molto utilizzata è la roubasienne per la pesca al cavedano, la montatura viene effettuata con uno 012 di monofilo nella canna e come finale useremo sempre un filo fino dallo 0,08 allo 0,10, montiamo un galleggiante da 2 o 3 gr sempre a seconda della corrente.

Pesca a spinning

Il cavedano è anche un pesce che si può pescare con i cucchiaini, infatti specialmente nel periodo dopo la primavera, quando il cavedano è affamato dopo aver passato un inverno mangiando meno è molto più vorace ed attacca anche un bel cucchiaino o minnows di piccole dimensioni, si possono utilizzare artificiali di 5 cm per i cavedani di medie dimensioni mentre potremo utilizzare un minnows di 7 cm per gli esemplari più grandi, magari se stiamo pescando in laghi molto grandi.

Le esche migliori per il cavedano

Sicuramente l’esca migliore è il bigattino ma non dimentichiamoci che il cavedano ama alcuni frutti, come per esempio le more o il sambuco e non è da scartare il pane, pescare con pezzettini di pane fresco a volte è molto redditizio.

Pesca a mosca

In ultimo ma non per importanza non potevamo parlare della pesca a mosca che viene utilizzata anche per la pesca al cavedano che dimostra un interesse agli insetti, in particolare noi consigliamo l’utilizzo di esche secche tipo palmer con le hackles ed alcune imitazioni di insetti terrestri.

Quando e come pescare il cavedano i momenti migliori della giornata

Sicuramente il momento più propizio perchè abbocchi un cavedano è il tramonto, quindi in questo momento il cavedano non sta fermo, si muove in cerca di cibo.

La ferrata

Quando un cavedano abbocca (sicuramente vi sarà già capitato) essendo molto furbo ci mette pochi millesimi di secondo a decidere se sputare l’esca, quindi consigliamo di ferrare tempestivamente, a volte le mangiate del cavedano sono molto rapide quindi state sempre attenti al galleggiante perchè potrete avere delle mangiate velocissime.