Mosca club Vallesina. Trentennale

volantino Fiore 2018

Ho visto nascere e morire tantI di quei club che oramai considero le associazioni come le vetrate, scintillano e brillano quando c’è il sole, ma quando cala l’oscurità rivelano la loro bellezza solo se c’è una luce dentro. Questa luce non c’è quasi mai o è talmente flebile che non rischiara il sentiero. Il discorso non vale per il Mosca Club Vallesina, un club fatto da belle e interessanti persone dalle quali imparare lezioni di pesca e lezioni di vita. Se stanno preparando festeggiamenti per il trentennale un motivo ci sarà.

L’amo senza ardiglione

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Leggo sui social attacchi rabbiosi verso la giunta regionale che ha approvato il calendario ittico per il 2016. Una delle proposte che più sta dando fastidio è quella relativa all’ utilizzo di soli ami senza ardiglione nelle acque pregiate.

Ma perché l’amo senza ardiglione?

Togliendo l’ardiglione diventa più semplice e meno doloroso slamare il pesce. Ami o ancorette senza ardiglione sono meno invasive per l’animale, che, invece di un taglio causato da un amo con ardiglione, si ritrova solo un forellino.

Inoltre, cari acchiappapesci ad ogni costo, secondo voi è più facile che un amo esca da un forellino, o da un taglio?

Quante volte, dopo un breve combattimento vediamo il pesce fuggire da una parte, e il nostro amo andare dall’altra? Avete mai riflettuto sul fatto che questo può succedere perché l’amo balla dentro il taglio che ha causato l’ardiglione con la nostra ferrata, taglio allargato dai tentativi di fuga del pesce. È molto più difficile che ciò accada se ad essere sollecitato è un forellino, con questo non voglio affermare che non succeda comunque, però le probabilità che accada sono minori, in anni di pesca a mosca con ami senza ardiglione ho perso pochissimi pesci.

Un ulteriore vantaggio può essere quello che un amo senza ardiglione, avendo meno superficie, penetra meglio a seguito della ferrata.

Comunque cerchiamo di concentrare i nostri sforzi preoccupandoci della salvaguardia dei fiumi invece di preoccuparci se una di queste povere vittime sacrificali dell’apertura riesce a farla franca, ricordiamoci che le nostre belle colpe se le cose non vanno ce le abbiamo anche noi, anni di semine scriteriate e di catture facilitate ci hanno regalato fiumi privi di trote già da Aprile e, parola di guardia ittica, privi anche di pescatori.

 

 

 

 

 

 

La Carta del pescatore

thPubblicata nel lontano 1980 ma sempre attualissima:
– L’acqua è un bene naturale, un patrimonio collettivo, fonte di vita per la flora, la fauna e l’uomo.
– L’acqua deve essere protetta da tutti i pericoli che ne minacciano la limpidezza, il normale decorso, il corretto utilizzo.
– L’acqua deve essere mantenuta pulita ed accessibile a tutti.
– Il pescatore ha il diritto – dovere di impegnarsi attivamente nella tutela dell’ambiente, denunciando ogni turbativa che ne minacci l’equilibrio o ne causi il degrado o il depauperamento.
– Il pescatore ha il diritto riconosciutogli dalla Costituzione di associarsi liberamente.
– Il pescatore, in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge, ha il diritto di svolgere serenamente la propria attività in acque libere e pulite, nel rispetto della natura.
– La legislazione nazionale e regionale deve riconoscere certezza di diritti e di doveri del pescatore.
– Il pescatore ha il diritto, attraverso le associazioni che lo rappresentano , di partecipare alla redazione delle leggi nazionali e regionali sulla pesca ed alla gestione sociale degli ambienti di acqua dolce e marina.
– Il pescatore in possesso di licenza di pesca di tipo B, ha il diritto ad accedere a tutte le acque pubbliche che non siano destinate al ripopolamento, al riposo biologico, o all’acquicoltura per fini produttivi.