Fiume Sangro; 9 marzo

Lo so, e bello leggere di avventurose pescate, mostrare foto di catture meravigliose e di fiumi limpidi e ricchi di pesce. Ma io vivo qui, in Abruzzo e da noi non va sempre cosi. Oddio, con questa mia mania di voler fare le prime uscite in acque libere e non ripopolate, è anche vero che me lo vado cercando io il “cappottone” e con questo caldo tanto piacevole non è. Però, tutto sommato, ma chi se ne frega, mi sono crogiolato al sole di questa mia meravigliosa terra, il resto è relativo. Comunque piccola cronaca della seconda uscita dell’anno.

Mancano ancora pochi minuti alle 7 del 9 di marzo, dovrei indossare il pigiamone di felpa, morire di freddo e cercare di scaldarmi con un caffè bollente invece si sta bene, forse troppo, anche pescare con il freddo ha la sua poesia. Alle sette e mezza sono pronto, esco ed è primavera. Pentax Digital Camera

Sole, 12°C la temperatura, brezzolina tiepida e le vette della Majella con pochissima neve. Potrei anche starmene a casa, oggi troverò acqua di neve. Ma non importa, ho bisogno di qualche ora di svago mentale.

Senza fretta salgo ad Ateleta, passando da Guardiagrele. Dopo Quadri non incontro più nessuno e posso percorrere la disastrata strada fino alla stazione di Gamberale senza fretta e senza dare fastidio a nessuno. Mi accorgo che quando puoi soffermarti sui particolari scopri angoli fantastici che non avevi mai notato prima. Comunque alle 9 sono ad Ateleta per l’immancabile sosta al panificio dove acquisto 4 chili dell’ottimo pane che fanno quassù. Adesso sarebbe quasi ora di iniziare a pescare. Pochi chilometri, fino alla vecchia stazione di San Pietro Avellana, e inizio la mia lotta con gli stivali che di entrare non ne vogliono proprio sapere. Dopo qualche minuto riesco ad uscirne vincitore e arrivo fino al ponte per vedere le condizioni del Sangro sperando che le mie pessimistiche previsioni vengano smentite.

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Nessuna smentita, acque bianche e veloci. Non importa scendo ugualmente.

Inizio a fare passate poco convinte, assorto nei miei pensieri, sobbalzo a sentire dei passi dietro di me, maledetti cinghiali!!! A siete voi, con un sospiro di sollievo, sono due forestali che sono scesi a controllarmi, la cosa non mi dispiace. Prendo il versamento e i documenti, vedono la mia patacca da guardia ittica del WWF, e iniziamo a parlare di clima, fiumi senza più trote, e mancanza di ricambio generazionale, “possiamo fare delle foto?”  mi chiedono, “ma certo nessun problema, altri 20 minuti senza pescare. Dopo più di mezz’ora salutano e vanno via. Io riprendo a pescare pensando alle loro parole …… fiumi senza trote. Dopo un’ora di tentativi inutili e con l’acqua sempre più bianca ed alta, chiudo la teleregolabile e raggiungo la dismessa ferrovia per tornare in auto.

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Un caffè e riprendo la strada verso la val di Sangro, indeciso tra il tornarmene a casa o provare a Villa Santa Maria. Opto per la seconda proposta, più per la bellezza del posto che per la voglia di pescare.

 

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Ma il fiume non mi concede molte possibilità e dopo un ora passata inutilmente a sondare le correnti più tranquille e le buche laterali decido che posso tornarmene a casa, faccio ancora in tempo per il pranzo.

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