Apertura trota 2019

Ci sono mattine che ti alzi, senza fatica, prima che la sveglia suoni. Ti prepari un caffè e, forse per scelta, forse per un caso, decidi di partire da solo verso il fiume.

Oggi è uno di quei giorni, carico il necessario e anche il superfluo in auto e parto, Mi sembra che il mondo è più bello questa mattina, il mio animo è più bendisposto, non riesce a turbarmi nemmeno questo catorcio che mi precede a 20 all’ora e non riesco a sorpassare, alla guida il famoso vecchio col cappello che mi ha praticamente tagliato la strada alla rotonda, più di 10 km fa.

Oggi non ci sono storie da ascoltare, solo pensieri, ricordi e progetti a farmi compagnia mentre, con calma, lascio la valle ed imbocco la provinciale che mi porta verso il fiume.

Attraverso raiano, che il sole è già alto e i 2°c di questa mattina sono diventati 6. Oggi sarà una bella giornata. In piazza c’è il mercato, i mercati di paese hanno quel fascino antico e particolare, nessuna insegna, nessun fronzolo, solo la voce dei venditori che rompono il silenzio del mattino, Uno dei piaceri dell’andare a pesca da solo sta nel riuscire ad osservare e godere dei particolari, senza nessuno che possa distrarti dal tuo pensiero.

Vorrei fermarmi e stare tutta la mattina tra questa gente ma il sole sempre più caldo mi riporta alla realtà; premo sull’acceleratore e proseguo verso Molina.

Erano anni che non tornavo su questo fiume, ma è doveroso dedicare a questo grande maestro il ritornato amore per l’acqua che scorre. E, mentre mi perdo nei miei pensieri, mi avvicino al ponte sull’ Aterno, rallento, ho l’assurdo timore di non trovare il fiume al suo posto, Invece eccolo, sempre qui, accarezzato dal sole prima di sparire nella suggestiva gola di San Venanzio. Gli ultimissimi chilometri prima di parcheggiare li faccio con la stessa impazienza che avevo da ragazzo quando riuscire a raggiungere il fiume era già un’impresa. Parcheggio e inizio a prepararmi, un rituale compiuto centinaia di volte ma oggi è tutto come fosse nuovo, tutto tremendamente affascinante. Indossare gli abiti da pesca mi dà un senso di forza e sicurezza che nella vita di ogni giorno non esiste. Imbocco il sentiero che scende verso l’argine, solo il rumore di qualche roditore nel sottobosco rompe la quiete; mi fermo un istante e inspiro profondamente quell’aria umida e carica del profumo del fiume.

Non sono mai preparato alla bellezza di un corso d’acqua, ogni volta un particolare della sponda o il semplice colore dell’acqua riescono a stupirmi.

 

Innesco un lombrico, una controllata alla frizione e si comincia.

Il galleggiante segue la corrente, trattengo leggermente dove penso si nasconda un pesce, una due, tre passate poi finalmente una tocca, trattengo, concedo qualche attimo, il sughero affonda, ferro, c’è!

Una breve lotta e un modesto cavedano raggiunge la sponda.

Nel frattempo mi si è avvicinato un vecchio amico, Gabriele, ha avuto un infarto qualche anno fa, per fortuna si è ripreso bene ed è tornato anche lui a pesca. Ci crogioliamo al sole raccontandoci storie di pesca e di vita per quasi un’ora poi ci si saluta per tornare a pescare. Lui e suo figlio si spostano a valle, ora sono davvero solo, il re del Fiume.

Pesco a scendere, trote non ne abboccano ma non importa sono troppo felice nel rivedere i vecchi spot.

Per pescare nella buca a monte del ponte devo scendere in acqua. Entrare nell’elemento liquido è come avere un rapporto intimo con il fiume, che immancabilmente mi mette un pò in soggezione.

La sensazione dell’acqua che avvolge gli stivali è unica, sempre nuova ma rassicurante e familiare, un po’ come quando tornavo, alla chiusura delle scuole, nella casa dei nonni per le vacanze estive.

In questa buca quante trote ho preso, quest’anno però non ottengo risultati. Decido di tornare sui miei passi e pescare a risalire.

 

La mattina scorre, serena e piacevole, solo due triotti hanno mostrato interesse per la mia esca ma già camminare da solo, accanto al fiume, è appagante quanto una cattura. Cammino, mi fermo ad osservare la natura, mi accorgo di un particolare che non avevo mai notato e scatto qualche foto, mi allieterà quando sarò vecchio e dovrò smettere di pescare.

 

Sono arrivato dove ho iniziato questa mattina, impossibile che questo posto mi abbia regalato solo un cavedano. Ci riprovo, alzo il fondo, raggruppo i piombi verso il basso, innesco un lombrico nuovo, succulento e stimolante e delicatamente appoggio la lenza qualche metro a monte della buca, ai bordi della corrente. Cerco di far muovere il tutto con la massima naturalezza, trattenendo quel minimo indispensabile per far arrivare l’esca prima dei piombi. Il lombricone arriva nei pressi dell’arbusto sommerso, non passa inosservato, un pinnuto mangia facendo affondare il galleggiante. Do una ferrata decisa, preso. Inizia una bella battaglia con un pesce forte e pieno di energia, lo porto a riva e lo prendo delicatamente con le mani bagnate, una fario, una bella fario che sicuramente vive nel fiume da qualche tempo. Un paio di foto e poi, dopo una lieve carezza, la metto in acqua, la faccio ossigenare e gli rendo la meritata liberta.

Pentax Digital Camera

Mi fermo un attimo, sorrido, sono felice.

Risalgo ancora qualche centinaio di metri, i posti a monte sono poco interessanti, Attraverso un breve sentiero, opera dei cinghiali, e guadagno la carrareccia che mi riporta alla macchina.

Mi sposto verso valle per un paio di km, ci sono vecchi spot che voglio rivedere. E’ cambiato un po’ tutto, in peggio, forse colpa dell’livello dell’acqua, già basso nonostante siamo ancora a marzo, speriamo in qualche pioggia. Pesci ce ne sono, allineati in fila nell’acqua bassa e limpida della sponda opposta, riesco a lanciare nella correntina che porta il cibo direttamente nella loro bocca, 1,2,3 …. 100 volte ma il risultato è sempre lo stesso, quando arriva la mia esca si spostano con eleganza e la lasciano passare, e intanto si è fatta già l’una. Mi viene in mente che in auto ci sono una birra ed un pezzo di ottima pizza cucinata da mia moglie. Mi lavo le mani e torno in auto.

Mangio con gusto, non mi ero accorto che avevo fame, nel frattempo penso a come continuare la giornata. Intanto riscendo a Raiano.

Poco prima del paese ritrova il segnale della 3. Il cellulare alterna gli avvisi di WhatsApp a quelli di messenger, ai messaggi, ai like di fb, e io penso, che palle!!!

Però devo arrendermi al progresso e ammettere che la sua utilità questo infernale apparecchio ce l’ha. Chiamo mia moglie e poi accosto per sentire Giulio che ha aperto nella riserva di Raiano, come è andata?, niente di che, trote estramamente svogliate.

Sono le 14, accarezzo l’idea di tornare a casa, devo ammettere che mi sono stancato. Riparto ma sotto Vittorito dopo il ponte sul fiume, quasi senza pensarci giro a destra e scendo sul fiume, ma giusto un’ora, per dire che sono andato anche nel tratto gestito. Posti bellissimi e nonostante l’ora, il caldo e l’acqua di neve catturo la seconda fario della giornata, Una stretta allo stomaco e inizia la lotta, sono 40 anni che pesco ho catturato centinaia, forse migliaia di pesci di varie specie e dimensioni ma non sono mai preparato, quella sensazione di vivo dall’altra parte della lenza è sempre nuova ed unica, la trota arriva tra le mie mani, sembra la fotocopia di quella di stamattina, non la sacrifico nemmeno per una foto, senza tirarla fuori dall’acqua la slamo e gli rendo la libertà.

Adesso, posso tornare a casa. Sono uscito con una temperatura di 2°c torno a maniche corte con 24°c, nemmeno il meteo è più quello di una volta.

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