“Fabio, va’ piano, aspettami..”

Uno strugente brano nel quale sono inciampato mentre vagavo per la rete. Purtroppo non so chi sia l’autore.

Sebastian era arrivato da un paio di settimane, aveva fatto tre o quattro pomeriggi di pesca e avuto modo di catturare anche qualcuno dei grossi storioni appena immessi, esemplari di oltre dieci chili, anche se a nuotare nel lago ce n’erano anche di peso doppio. Sentì una voce affannata di donna gridare: “Fabio, va’ piano, aspettami..”; automaticamente si girò in direzione di quella voce. La donna doveva essere poco oltre la trentina, forse trentacinque ed era bellissima, non fosse stato per due profonde rughe che le solcavano il viso, rughe di preoccupazione e di dolore, ma gli occhi e il suo sguardo triste erano comunque straordinari. Fabio, suo figlio, evidentemente, aveva preso dalla mamma l’incredibile bellezza, solo che emanava simpatia, serenità e allegria. Gli era arrivato alle spalle di gran carriera: lui attirava i bambini, ispirava loro fiducia, solo che non era giunto correndo, ma su una carrozzella da invalidi a motore. Pochi secondi ed arrivò la madre ansimante, splendida nei pantaloni bianchi aderenti che le arrivavano poco sotto il ginocchio e la camicetta a fiori infilata in questi: un abbigliamento che ne evidenziava le forme perfette. Visto il mezzo di trasporto del ragazzino, che poteva avere undici o dodici anni, Sebastian capì il perché di quelle due rughe di sofferenza sul volto della donna. “Preso nulla?” chiese Fabio con una voce squillante come doveva essere quella degli angeli, che emanava una straordinaria, estroversa, allegria, nonostante il suo stato. “Un paio di storioni sui cinque chili” rispose l’uomo con noncuranza. “ Wow! – commentò con ammirazione il piccolo – sei proprio un figo: il pescatore più bravo del lago”. “Fabio!” lo apostrofò con voce bonariamente scandalizzata la madre: non doveva essere facile arrabbiarsi veramente con lui, un po’ per il suo stato, un po’ per la sua spontaneità e dolcezza. “Oh, non è mica un granché: qui dentro ci sono pesci che pesano quattro volte tanto”. A Fabio parve cadere la mandibola in una espressione buffa di autentico stupore: “Peccato che io non potrò mai prendere un pesce simile, neppure uno più piccolo: sai, io non sono paralizzato, potrei camminare, solo che sto morendo…”. Lo disse come una notizia marginale, senza dolore; Sebastian guardò di sguiscio la madre: le si era formato un gocciolone all’angolo dell’occhio, pareva un diamante. “Fabio…” lo richiamò ancora, ma con tono diverso da prima, più accorato e non poteva essere altrimenti. “Fabio, dobbiamo andare, fra poco arriva l’infermiera”.Devo andare, fra poco arriva l’infermiera – le fece eco il figlio – tu quando torni?”. “Dopodomani”. “Se riesco, torno a trovarti – poi abbassò la voce a un livello udibile solo dall’uomo che stava accanto a lui – e ti racconto tutto”.Va bene, sarò lieto di vederti” rispose: avrebbe voluto dire: di rivedere te e la mamma, ma non gli sembrava il caso di fare il galletto in quella situazione. Fabio tornò, sulla sua carrozzella a motore, con la madre, sempre più bella e sempre più sofferente nell’anima, lo si vedeva. “Eccomi qui, te l’avevo detto che sarei tornato a trovarti; se non fossi venuto sarebbe stato perché…” s’interruppe, guardò la madre con quel suo diamante liquido all’angolo dell’occhio e non terminò la frase. Sviarono il discorso, parlarono un po’ di pesca, di pesci, di catture, poi la donna chiese: “Fabio, lo vuoi un gelato?”. “Sì mamma, grazie, me lo vai a prendere?”. “Andiamo insieme..”. “No, dai, lasciami qui con il mio amico”. La donna parve un po’ indecisa. “Se vuole, non si preoccupi, lo guardo io e non mi dà fastidio, anzi, mi fa compagnia”. Titubante la donna si avviò al bar, sull’altra sponda del laghetto. “Ora che siamo soli ti dico tutto: sono nato con un grave difetto al cuore che mi ha fottuto sia reni che fegato: ho al massimo un mese di vita, ma pazienza: è come nella pesca, non sai mai se ti toccano cento pesci o dieci o nessuno. Io una dozzina di anni li ho vissuti, è andata così. Un po’ mi spiace per la mamma che resterà sola, ma un po’ sono contento: non ce la fa più povera donna e sono stanco anch’io delle cure”. Era incredibile: stava morendo, lo sapeva e si preoccupava per la madre. Meno male che Sebastian guardava il lago e la canna, perché anche i suoi occhi stavano diventando una miniera di diamanti. Poi la canna vibrò, Sebastian lottò e vinse contro un pesce di circa otto chili. Il bambino era pietrificato dall’emozione e dalla gioia. Sebastian rilanciò, dopo avere liberato il pesce, il bambino riprese la sua narrazione: “Sai cosa mi dispiace: non aver mai fatto l’amore, non ho neppure i peli là sotto e non mi sono mai neppure smanettato”.Fabio Andrea Battisini!” lo richiamò la madre scandalizzata, che arrivava in quel momento con in mano il gelato e una birra per Sebastian, che era astemio, ma l’avrebbe bevuta lo stesso per non offenderla… almeno un po’. Fabio Andrea eccetera la guardò con un sorriso disarmante, come se fosse stato sorpreso a rubare un biscotto dalla credenza : ”… e di non potere mai prendere un pesce così” concluse. “Non è detto – rispose Sebastian d’impulso – io, Germano il gestore e il proprietario ti potremmo organizzare una giornata tutta per te, tutta e solo per Fabio”. Il bambino spalancò la bocca in quel suo buffo modo, poi si girò, guardò la madre con aria implorante: “Posso…?”. “Fabio, non credo sia il caso: sai che devi evitare sforzi ed emozioni, che ti fa male”. Adesso era il suo turno, per la prima volta, di sintetizzare diamanti dagli occhi; Sebastian si maledisse per la sua uscita, si sarebbe staccato la lingua a morsi. La voce di Fabio si alzò di un’ottava, man non di volume: pigolava: “Dai, mamma: ci sono le medicine, e poi cosa ho da perdere: gli ultimi quindici giorni in ospedale con l’ossigeno nel naso e un pannolino al posto dei boxer?”. La donna lanciò un’occhiata non proprio amichevole a Sebastian, poi sibilò: “Va bene”, appoggiò sulla coscia dell’uomo un biglietto da visita, quindi girò la sedia a rotelle del figlio e se ne andò. Ci fu una riunione a tre fra Sebastian, Germano e il proprietario; quest’ultimo aveva fama di “avere il braccino corto”, ma era sempre stato sensibile ai disabili e ai bambini, per cui accolse favorevolmente il piano di Sebastian: il giorno di chiusura settimanale avrebbero aperto solo per lui. Il fratello di Germano era un paramedico e sarebbe stato lì, pronto, con un defibrillatore, un ambu e l’ossigeno, anche se non li avrebbe messi in mostra e tutti sarebbero stati pronti ad aiutarlo. Sebastian telefonò alla signora Battistini e le espose il piano; lei gli rispose gelida, ma accettando tutto ciò che avevano preventivato per il piccolo. Venne il giorno: Fabio arrivò con la sua carrozzina alla massima velocità: aveva le gote rosse di eccitazione e di mal di cuore. Prima di iniziare la madre gli fece ingerire un paio di pastiglie grosse come caramelle, poi Sebastian gli porse la sua canna, montata, ma non innescata, gli spiegò come farlo di persona e come lanciare. Al primo tentativo il piombo gli finì quasi sui piedi e lui esplose in una fragorosa risata d’imbarazzo, ma era un bambino da sempre abituato a lottare, ci riprovò e fece un bel lancio. Al terzo tentativo ci fu un’abboccata, ma il pesce mollò la presa; intanto, in silenzio, erano arrivati tutti gli habitué del lago: c’era Moreno, c’era Lapo, e poi Frediano, Stefano e tutti e non avevano i loro attrezzi, erano tutti lì solo per Fabio, per fare il tifo, per incitarlo con il loro calore umano. Poi ci fu quell’abboccata decisa, il bambino tirò e sentì resistenza, una grande resistenza: aveva le lacrime agli occhi, piccole lacrime, piccoli diamanti. Si girò e fece per porgere la canna a Sebastian: “No, è tuo, ce la farai da solo, perché sei forte, più forte di lui”.Ma se scappa…?”. “Se scappa, pazienza: ne prenderai un altro: capita a tutti i pescatori di perdere un pesce”. Non scappò e Fabio lo recuperò tutto da solo, fino a quando Sebastian lo prese con guadino; neppure lui aveva mai catturato uno storione simile, quasi venti chili! Forse anche i pesci volevano fare qualcosa per rendere felici gli ultimi giorni di Fabio, per dargli un’emozione mai provata, per mitigare l’ingiustizia che stava subendo dalla vita. Il bimbo era affannato, stanco dalla lunga lotta, non chiese di fare un altro lancio; ci fu la foto di rito, che avrebbero appeso al centro della bacheca apposita e poi il pesce tornò alle sue acque. La madre si appartò con Sebastian: “Sbagliavo – gli disse – grazie”, poi gli sfiorò una guancia con un bacio umido di lacrime e l’altra con una carezza. Prima di andarsene anche Fabio lo volle abbracciare e avrebbe voluto dirgli grazie, ma singhiozzava. Piangevano tutti, una dozzina di uomini adulti che singhiozzava senza ritegno. Fabio si riprese: “Grazie, torno se posso”. Non tornò più Un settimana più tardi Sebastian era appena arrivato al cancello ancora chiuso quando giunsero anche Germano e il suo datore di lavoro; notarono un cartello fatto di cartoncino appeso all’ingresso con due pezzetti di filo di ferro plastificato; diceva “Fabio non c’è più, se ne è andato sereno grazie a tutti voi. Grazie per tutto quello che avete fatto per renderlo felice un’ultima volta”. Per il proprietario, notoriamente col braccino corto, rinunciare a una giornata di apertura voleva dire perdere un incasso, ma girò il cartello e scrisse con mano tremante, senza riuscire a trattenere le lacrime: “Oggi il lago resterà chiuso per lutto. Fabio ci ha lasciati”. I clienti avrebbero capito; tutti girarono la macchina e se ne andarono. Si poteva anche rinunciare a un giorno di incasso o a una giornata di pesca, tutto, tutto per Fabio.

Fiume Sangro – tratto libero di San Pietro Avellana

Era un poco di tempo che non risalivo da queste parti. Prima di andare a pesca un giro ad Ateleta è obbligatorio. Non è cambiato quasi niente, solo il forno si è trasferito in un locale più umile e scomodo anche se più centrale, il pane e la pizza all’olio comunque restano dei capolavori. All’ingresso del parco comunale, dove la fontana continua a non funzionare, è ancora esposto l’assurdo divieto di accesso ai cani, io vieterei l’accesso ai padroni dei cani che non sono capaci di raccogliere gli escrementi dei loro amici. Noto con tristezza che sempre più famiglie mettono in vendita le loro case vacanza. Fossi per l’amministrazione comunale invece che dei cani mi preoccuperei di inventarmi qualcosa per fare in modo che i vacanzieri restassero. Comunque fatti loro.

Imbocco la strada che porta verso San Pietro Avellana, un paio di chilometri di attentati agli ammortizzatori della mia Toyota prima di arrivare al ponte sul Sangro, subito dopo la vecchia stazione ferroviaria. Il tratto a monte del ponte è stato preso in gestione dalla SIM (scuola italiana pesca a mosca), la pesca no-kill con la sola tecnica della mosca è consentita sempre ai soci SIM oppure dietro acquisto di un permesso giornaliero di 10€ ai non soci. Il tratto a valle invece resta libero e pescabile con la sola licenza di pesca.

Sono le 10 ormai, mi guardo intorno, nemmeno una macchina, nemmeno un pescatore. La cosa mi lascia l’amaro in bocca, qualche anno fa in questo periodo bisognava arrivare alle 6 per avere la speranza di poter pescare in un solo spot ancora vergine.Comunque mi butto dietro le spalle tristezze e pensieri e scendo al fiume. L’impresa non è semplicissima, i sentieri sono stati in parte cancellati dalla vegetazione, un ulteriore segno che San Pietro non attrae più i pescatori. Le acque del Sangro sono alte e veloci. Oggi sarà dura.

Decido di testare tutti i luoghi dove la forza della corrente viene smorzata da qualche ostacolo naturale. Monto una corona da 8 grammi, molto caricata in punta, ed inizio. L’assoluta assenza di tocche conferma quanto già sapevo, nessuna immissione di trote pronta pesca nemmeno in Molise. Poco male, la bellezza del fiume e l’assenza di distrazioni mi permettono di dar libero sfogo ai ricordi e di concentrarmi sull’eventuale attacco di qualche vecchia fario che sicuramente sarà sopravvissuta alle avversità.

Dopo più di un’ora di inutili tentativi una tocca repentina e violenta mi riporta alla realtà. Lascio giocare qualche secondo la trota, non troppo, cosi evito che possa ingoiare l’esca, ferro delicatamente. La reazione della trota è violenta, cerca di guadagnare il centro del fiume per sfruttare la corrente. Ho un buon terminale perciò posso forzare la mano e tirarla a riva stressandola il meno possibile. E’ una fario bellissima. L’adagio tra l’erba bagnata, il tempo di una foto, e gli rendo la meritata libertà. DSC_0012Se salite a San Pietro lei è ancora lì. Più incazzata e smaliziata che mai.

19 marzo 2016 Aterno riserva asd S. Venanzio

DSC_0005[1]Dopo la settimana di fermo a causa del maltempo, questa mattina ci ho provato e la mia tenacia è stata premiata da un Aterno in buone condizioni, con acqua non ottimale ma pescabilissima. Oggi ho voluto provare la zona a valle della riserva S.Venanzio. una zona difficile ma veramente bella. Le prime due ore di pesca sono state sconfortanti, nonostante gli spot bellissimi non sono riuscito a convincere nemmeno una trota. Poi, quando oramai avevo perso tutte le speranze finalmente la prima cattura, una bella fario seguita a ruota da altre due trote simili. Le tre ragazze sono tornate a nuotare nel loro fiume vigorose e più smaliziate di prima.

Ho avuto anche un incontro ravvicinato con una notevole signora cinghiale, con prole al seguito, non ho le foto, vista la vicinanza e il nervosismo della signora mi sono preoccupato solamente di mettermi a distanza di sicurezza nel più breve tempo possibile. Una fuga ad una velocità che non credevo più di riuscire a raggiungere.

 

 

Persico trota o black bass (Micropterus salmoides)

Persico_trota_1377086197Ordine:

Perciformi

Famiglia:

Centrarchidaeae

 

 Regolamentazione:

Misura minima 20 cm.

Divieto di pesca dal 25/04 al 31/05

Morfologia:

Il persico trota deve il suo nome inglese black bass alla somiglianza con la spigola (sea bass) della forma del corpo, che però in M. salmoides è più tozzo. Il corpo ha forma ovale ed è piuttosto robusto, poco compresso lateralmente. la bocca è molto grande (l’osso mascellare supera largamente l’occhio), obliqua, armata di piccoli denti molto numerosi. La mascella inferiore è leggermente sporgente. La pinna dorsale è unica, con la parte anteriore a raggi spiniformi e la posteriore, più alta, a raggi molli. Tra la parte a raggi spinosi e quella a raggi molli c’è un’intaccatura che può dare l’impressione che le dorsali siano due. La pinna anale ha 3 raggi spinosi e il resto molli. La pinna caudale è ampia e ha una modesta incisione centrale, i due lobi sono arrotondati. Il colore di fondo del corpo è variabile secondo le caratteristiche dell’habitat, generalmente è di un verdastro piuttosto scuro sul dorso che schiarisce sui fianchi e vira sul biancastro o il giallo sul ventre. Tutto il corpo è cosparso di macchiette scure di numero, forma e dimensioni molto variabili. È sempre presente una fascia longitudinale scura, spesso poco vistosa nei grandi esemplari ma molto definita nei giovani, in cui spesso si suddivide in una serie di macchie nere allineate. Negli adulti sono quasi sempre presenti tre sottili fasce scure radiali che partono dall’occhio e raggiungono il bordo dell’opercolo. Pinne verdastre senza ornamentazioni di sorta

Taglia:

La misura massima nota è di 97 cm per oltre 10 kg, la misura comune degli adulti è attorno ai 40 cm.

Distribuzione:

Il persico trota è originario di un ampio areale in America settentrionale dai Grandi laghi  alla Florida e al Texas fino al nord del Messico, compreso l’intero bacino idrografico del Missisipi-Missouri. In Europa è stato introdotto a partire dal 1883 in quasi tutti i paesi ma si è rapidamente estinto nel Regno Unito, in Germania, in Polonia e nei Paesi Bassi mentre è diffusissimo nelle zone meridionali e mediterranee come Italia, Spagna, Portogallo, sud della Francia e Balcani. È presente anche nel bacino del Danubio, negli affluenti sloveni. In Italia è stato introdotto ai primi del ‘900 nei laghi di Monate e di Comabbio (anticamente noto come “lago di Varano”) in Brianza da dove si è diffuso in tutto il paese anche se nelle regioni meridionali e insulari la sua presenza è meno frequente che al centro-nord.

Habitat:

E’ una specie tipica delle acque ferme o a corrente debole, si incontra nei laghi, nei canali, negli stagni, nei bacini artificiali, nelle lanche e nel tratto basso dei fiumi. Nei laghi le zone preferite sono le acque basse e ricche di vegetazione lungo le rive, i canneti e le aree ricche di ninfee. Popola soprattutto zone a fondo sabbioso o fangoso ricche di vegetazione. Sopporta una salinità fino al 13‰.

Comportamento:

Migrazioni stagionali

Il mutamento delle stagioni portano il black bass a diversi livelli di profondità, cambiando le postazioni di caccia e modificando le abitudini alimentari. In base alle condizioni climatiche il persico trota può agire in superficie, a mezz’acqua o sul fondale, scendendo in inverno nelle buche più profonde, dove l’acqua è meno fredda che in superficie, per risalire durante il periodo primaverile quando la temperatura inizia ad attestarsi intorno a valori di 13-15 gradi. Inizia così una lenta ascesa verso le zone più superficiali, fino a raggiungere gli appostamenti del sottoriva che manterrà per tutta l’estate, periodo che, fino all’inizio dell’autunno, coincide con la massima attività biologica del pesce. Poi si ripeterà il ciclo, con la lenta discesa verso le profondità di laghi e fiumi dove il bass rallenterà la propria attività metabolica per prepararsi a trascorrere l’inverno.

Posizioni di caccia

Le posizioni predilette nel periodo di massima attività, cioè dalla primavera all’autunno, sono tutte quelle zone, a maggiore o minore distanza da riva, dove la presenza di vegetazione o altri ostacoli fornisca al pesce buoni nascondigli da cui tendere agguati ( pontili e relitti affondati o parzialmente affondati, foglie di ninfee, alberi e ramaglie affioranti o sommersi, legnaie e rocce, canneti e vegetazione acquatica e di riva in genere ed infine costoni rocciosi, specialmente se frastagliati e con cavità).

Inoltre bisogna anche tenere conto del fatto che è un predatore, quindi i posti ricchi di pesce foraggio sono ottimi spot di pesca.

Alimentazione:

I giovani black bass, dai cinque centimetri in su, stanno di solito in mezzo alla vegetazione del sottoriva dove si nutrono di piccoli vertebrati, pesciolini, girini, anfibi, serpentelli d’acqua, crostacei, insetti e larve, mentre gli adulti nuotano in acque più fonde e la loro dieta è costituita principalmente da crostacei d’acqua dolce, pesci, rane, piccoli mammiferi, invertebrati in genere e grossi insetti.

Riproduzione:

Se la specie sa cavarsela così bene è anche grazie al fatto che i black bass sono dei genitori modello e riservano alla prole molte di quelle attenzioni che gli studiosi definiscono “cure parentali”. A primavera, solitamente durante i mesi di maggio e giugno a seconda delle condizioni climatiche, quando la temperatura dell’acqua raggiunge approssimativamente i 20°C, il maschio si prepara un nido con del materiale vegetale per permettere alla femmina, quasi sempre riconoscibile per la taglia maggiore, di deporre poche migliaia di uova. Dopo averle fecondate, il maschio resta a sorvegliare le uova fin dopo la schiusa e oltre, ai primi stadi degli avannotti. Questo comportamento assicura alla specie un grandissimo successo riproduttivo e, tutto sommato, una bassa mortalità giovanile rispetto ad altri pesci.

Pesca:

Il persico trota, semplicemente il “ black “ per gli appassionati, è una delle prede più divertenti da incontrare. Vorace e curioso, è attivo a partire da 17/18 gradi e da metà aprile a ottobre inoltrato. Dall’alba al tramonto e tranne le ore più calde, si avventa su qualunque esca si muova. La tecnica che più si addice per questo pesce è lo spinning, con esche in gomma, rotanti e minnow, dai 5 ai 10 cm, tutti efficaci, qualcuno meglio o qualcuno peggio a seconda del posto, del periodo e delle circostanze. Le canne da pesca non richiedono grande potenza, anzi, è bene che riescano a lanciare anche leggeri artificiali in gomma. Il mulinello deve avere una dimensione intorno al 3000, e va imbobinato con lenze sullo 0,18. Gli artificiali vanno fatti funzionare soprattutto vicino a piante, rocce o punti di riferimento sommersi, dove il pesce può essere in caccia, fate sempre attenzione durante il recupero, perché il black bass può anche emergere di colpo negli ultimi metri e cogliervi impreparati.

Carassio (carassius carassius)

car_01Il carassio è un ciprinide molto simile alla carpa, da cui si distingue subito per l’assenza di barbigli vicino la bocca, inoltre non raggiunge le dimensioni della carpa ed ha un aspetto più rotondo, con la pinna dorsale più corta. La colorazione è molto diversa a seconda dell’ambiente in cui gli individui vivono, si passa da una colorazione bronzea con sfumature oro al grigio acciaio, il ventre in genere è bianco. Questo pesce è allevato e diffuso per scopi ornamentali, venendo immessa in acquari e specchi d’acqua decorativi.

Dove Vive

Questa specie è diffusa pressappoco ovunque, in laghi, stagni e zone lente dei fiumi, tollera condizioni ambientali molto difficili, rinvenendosi in acque stagnanti nelle quali l’ossigeno scende al di sotto di 1 mg per litro e la torbidità è elevatissima. Il carassio vive principalmente in branchi e vive il periodo invernale nel fondo quasi senza muoversi, infatti é un pesce che si pesca prevalentemente nei periodi caldi, quindi primavera, autunno ed estate.

Cosa Mangia

Si alimenta di larve, vermi e cibo vegetale che trova sul fondo, ma può anche salire più in superficie per nutrirsi. Le sue dimensioni massime toccano i 40 cm. in lunghezza ed un paio di chili in peso.

Riproduzione

Il carassio va in frega da maggio fino a giugno. Occasionalmente il periodo della riproduzione può protrarsi fino a luglio inoltrato. La riproduzione ha luogo a temperature dell’acqua non inferiori a 18°C. Ogni femmina depone sulla vegetazione acquatica parecchie migliaia di uova. Queste sono dorate e misurano da 1,4 a 1,7 mm di diametro. Sono adesive ed aderiscono al substrato, la schiusa avviene dopo 5 – 10 giorni.

Pesca al Carassio

Il carassio é un pesce molto pescato nelle nostre acque, anche perché non é un pesce malizioso ed é facile da catturare, il carassio abbocca molto velocemente infatti molti pescatori non amano questo pesce perché quando é presente impedisce al pescatore di catturare pesci come la carpa o la tinca.

Pesca del carassio con il galleggiante

La pesca piú semplice e piú utilizzata per il carassio, si pesca sia sul fondo che a mezz´acqua si puó utilizzare un galleggiante da 1 gr a 3gr con girella, torpilla e finale dello 0,10 – 0,12 con un amo del 16 o 18 vista la sua piccola dimensione media non si ha bisogno di una grande resistenza della lenza ed anche perché il carassoi non é un pesce molto combattivo come la carpa quindi il suo recupero dopo averlo allamato non é molto lungo e combattivo.

Il carassio si puó pescare anche a fondo o a ledgering.

Le esche per pescare il carassio

Per la pesca al carassio possiamo utilizzare i bigattini che sono l´esca principe per questa tipologia di pesce e vista anche la piccola bocca del carassio i bigattini sono ritenuti l´esca piú adatta.

Oltre al bigattino si possono utilizzare anche i vermi di terra, i classici lombrichi o le paste, i farinacei sono molto utilizzati per il carassio che ne vá ghiotto, si preparano facendo delle piccole palline anche con la pastura utilizzata per richiamarlo si mette sull´amo con molla in modo tale che lanciando con la canna da pesca non si stacchi dalla lenza.

Ricordate di ferrare con sicurezza quando utilizzate la pallina di pastura come esca, visto che in questo caso l´amo é completamente ricoperto dalla pasta dobbiamo ferrare forte per poter allamare il carassio dopo che abbia abboccato.

Mosche da salmone di Claudio D’Angelo

3379113142_a063e234c9_m   Ciao Claudio

Sono un appassionato pescatore con la mosca e costruttore di mosche artificiali.
Da alcuni anni mi interesso alla storia ed alla ricerca di libri, materiali , e tutto ciò che riguarda le Mosche da Salmone Atlantico del secolo scorso e colleziono mosche antiche, ami ,attrezzi e materiali originali. Nel tempo libero mi dedico alla riproduzione di queste vecchie ma sempre affascinanti signore di epoca Vittoriana, fasciate da seta ed orpelli e vestite di piume multicolori.”